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La costituzione Europea alla gogna
Europa Sì, Europa No
La verità sulle scelte dei cittadini del vecchio continente quando vengono messi in condizione di esprimere le proprie opinioni
giovedì 2 giugno 2005.
Dopo gli ultimi referendum in Francia e Olanda, che hanno sancito la vittoria dei NO alla ratifica della costituzione europea, abbiamo assistito ad una ridda desolante di affermazioni, commenti, prese di posizione, ma soprattutto castronerie, stupidaggini, insomma: stronzate! Nella speranza di veder esaudito il desiderio del nostro payoff (“Vogliamo meno pirla in giro!”, ndr) mi sono persino chiesto se davvero questa nostra classe politica fosse composta esclusivamente da stupidi. Ha veramente senso attribuire la vittoria dei NO ad una certa posizione politica? Ha senso colpevolizzare solo e semplicemente la moneta unica? Veramente non hanno capito quale sia la vera opinione della gente? Il problema fondamentale credevo che fosse nella traslazione della realtà percepita da persone che in Europa sembra non ci vivano. Ormai sono talmente abituati a vivere nel loro mondo ovattato, pieno di servizi e comodità (a sbafo, a spese nostre) che forse non riescono a percepire la realtà. Poi però mi sono dovuto nuovamente scontrare con la molto più semplice verità, nuda e cruda: se ne fottono! Cari politici tutti, italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi, belgi e chi più ne ha più ne metta. La verità è che la gente vuole sì l’Europa unita, ma non questa Europa. Questa è l’“europa” (con la “e” minuscola) della burocrazia, della classificazione dei piselli, della circonferenza dei cetrioli, delle lotte intestine per imporre quale sarà il latte della nostra prossima prima colazione, del lardo di Colonnata che non è ammissibile perché conservato in un materiale non idoneo - salvo poi farci mangiare pollo influenzato, maiali alla diossina, pesce al piombo e mucche con cervelli ridotti a spugne - quella che manda a puttane la nostra agricoltura di qualità (su questa parola, poi, ci sarebbe da aprire un dibatito a parte) imponendo quote di produzione, zone di produzione, metodi di produzione e burocrazia insensata sulle spalle dei nostri contadini e allevatori che, ormai stanchi, poveri e arrabbiati, abbandonano sempre più la campagna. E a noi restano frutta e verdura al gusto di polistirolo proveniente da coltivazioni magari anche transgeniche, ma che soddisfano i criteri imposti: dimensione, forma, peso, colore e purtroppo anche gusto: polistirolo, poliuretano, e altri derivati chimici insapori, ma croccanti! E soprattutto carissimi. Viviamo nell’Europa Unita in cui la Francia lascia andare in giro per bar e ristoranti terroristi ricercati in Italia, consentendo loro di scrivere libri, di esprimersi liberamente su giornali e riviste magari per parlare male del proprio paese natale con il benestare di cervelli e cervellesse di svariate cubature. E l’industria? L’Italia è notoriamente un paese fondato su una economia distribuita, piccole e medie imprese; sono pochissime le realtà industriali grandi e spesso sono statali, parastatali ed ex statali. A tal proposito i nostri "rappresentanti" intendono garantirci un futuro roseo nel quale la Cina (ed è solo l’ultima, non l’unica, sia chiaro) e l’Europa potranno cooperare attivamente infittendo le proprie relazioni commerciali. E’ l’apoteosi della correttezza e della demenza senile insieme. In Europa e nel mondo occidentale abbiamo combattuto per secoli allo scopo di migliorare la qualità della vita nel lavoro, sopportando ovviamente costi sociali più elevati e accettando un rendimento pro capite più umano e limitato, e quindi anche prezzi più alti; ma per cosa? Per trovarci ora ad acquistare prodotti da un paese che paga i propri operai 70 € al mese per 15 ore di lavoro al giorno in condizioni che da noi probabilmente risalgono al medioevo. Questo, ci spiegano, si può sopportare perché è la Cina Comunista a farlo e quindi agisce per il bene del popolo. Se poi la nostra economia va a remengo chissenefrega; i prezzi saranno più bassi, le aziende italiane chiuderanno (anzi già qualcuna è definitivamente defunta) e quando la nostra produzione sarà azzerata e le importazioni saranno ben diffuse, i cinesi alzeranno anche i prezzi approfittando delle sfumature monopolistiche in un mercato ormai dominato. L’Europa non sta a guardare. Anzi. Promuove (vedere sul sito ufficiale dell’Euorpa la Bilateral Trade Relations). Ma quest’Europa dov’è? Dove sono la politica comune, il sistema di tassazione comune, la gestione centralizzata di forze dell’ordine e militari, il sistema legislativo e giudiziario coeso, i mercati, gli stipendi: Insomma, dov’è l’Europa Unita? Per non parlare dell’annosa questione Turca. E’ vero che l’amico Tronchetti, dopo aver fregato papà Pirelli, gabbatto la figlia e rubato non senza complici illustri la Telecom agli italiani ha deciso di trasferire lì la produzione per spendere poco, è vero che altri lo vogliono seguire a ruota, ma a noi... Che cavolo ce ne frega? Si può sapere che Europa vogliono? Quali sono i requisiti fondamentali per entrare in Europa? A mio vedere dovrebbero entrare in Europa gli europei. E’ lapalissiano, è limpido come un ruscello di montagna. Ma ai nostri poliici piace più il senso di ammucchiata. "Più siamo e più abbiamo da rubare" credo che sia il motto più appropriato. E poi si stupiscono del fatto che la gente voti NO. Ed è andata bene che a italiani e tedesci questa costituzione è stata imposta perché, ne sono certo, il risultato sarebbe stato identico. Il nostro payoff (“vogliamo meno pirla in giro!”) sembra finora inascoltato. Speriamo nel futuro, non troppo lontano però... |
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